La puntata di Mercoledì 14 gennaio è la prima dell’anno nuovo e la prima oltre oceano: nel nostro tour vi accompagniamo infatti alla scoperta della Rock Proper, etichetta di Chicago, Illinois.
Un’intera puntata dedicata ai suoni dell’America, tra il rock, il folk, il punk, il country e un pizzico di hip hop, giusto per completare il quadro.
A tal proposito iniziamo subito con una donna: Cristalle Bowen, in arte Hologram Kizzie. Debutta nel 2002 con l’album “Bio:Chemistry” mentre studia Chimica all’università. Nel 2006 firma con la Rhymesayers entertainment, etichetta indipendente molto importante nel mondo hip hop. Da quel momento produce da sola i suoi lavori, attraverso il progetto Charm Lab con cui trova fondi anche per aiutare i ragazzini che vogliono iniziare a fare musica. Nel 2013 pubblica per la Rock Proper il disco “Free hugs”, da cui vi abbiamo fatto sentire “Worlds collide”.

Il secondo artista è un vero personaggio: Jason Frederick. Originario di Athens, Ohio, si è trasferito a Chicago dove ha scritto alcuni pezzi e li ha dati a un chitarrista e produttore Kris Poulin. Dopodiché Jason se ne va in California e torna a Chicago solo anni dopo, raccogliendo 9 anni di rock’n’roll in un gruppo: i Love story in blood red. Lui proviene dal punk e in questa direzione si muove, spostandosi verso una dimensione più acustica. Punk acustico? Strano a dirsi, in effetti i suoi pezzi sono quasi country, ma la lunghezza e l’impeto con cui vengono suonati sono di matrice prettamente punk. Il pezzo che vi abbiamo fatto sentire è “Write a happy ending”, il più lungo e il più esplicativo dell’ep “Hot Cha”, uscito nel 2011.

Da un Jason all’altro: Jason Eckerson è uno chef, un sarto, un uomo che sussurra ai cani. Sì,avete letto bene, non ai cavalli. Non è mica Robert Redford. Lui parla di praterie, di piccoli paesi immersi nei campi di mais, di America, in sostanza. All’attivo ha tre dischi  e noi dall’ultimo, “Some hearts” vi abbiamo fatto sentire “Anna Marie”.

Sempre in viaggio on the road nell’Illinois, i The notes and scratches ci raccontano una storia di autostrade infinite, dove se sbagli svolta sei sperduto per ore e ore, dove le birre sono calde e le ciambelle ti lasciano le dita appiccicate al volante. Una pausa per una sigarette in riva a un fiume, pensando a una ragazza, è quello che ci vorrebbe ascoltando “The river girl”, tratto da “Uh-oh”.

Steve Eck viene da New Orleans, città famosa non solo per il carnevale ma anche per la musica, protagonista indiscussa tant’è che se non ti inventi qualcosa di “diverso” rischi di restare un cantautore qualsiasi da usare come sottofondo. Ed è proprio per questo motivo che dopo aver passato diversi anni a cantare nei locali come solista decide di incidere un album assieme ad una vera e propria band, i The midnight still (composta da contrabbasso, batteria e banjo).
L’album “Drag it out, burn it down” è stato scritto dopo il passaggio dell’uragano Katrina, ma non racconta di sofferenza e dolore, bensì di ombre e cuori che non vogliono rinunciare a desiderare qualcosa, che non rinunciano alla musica e non si amareggiano con poco.
Con il suo rock dai ritmi blues e con la sua voce bassa e roca, Steve Eck ci racconta un lato di New Orleans diverso dal solito, non la classica cartolina colorata, ma bensì un lato più oscuro e notturno della città. Il pezzo è “For keeps”.

Torniamo indietro di un paio di artisti e riprendiamo il nostro Jason Frederick, che con i Cool Devices ci dà un bello schiaffone di vero e proprio punk, quello di cui vi accennavamo più su. Il suo gruppo, fondato per ripicca nei confronti dei membri di una sua precedente band che si erano riuniti senza avvisarlo, prende il nome da un fumetto piuttosto conosciuto e anche spinto. Il pezzo è “Fatso”, tratto dall’album “Cool devices” del 2009.

Sempre Jason Frederick ci fa scoprire un altro suo lato, molto più personale. Eclettico compositore, creativo a 360° gradi è anche illustratore che non si attiene ad alcuna metodologia. Nel suo progetto solista si lascia influenzare dall’amore per un amico, la famiglia, un bambino appena nato, una moglie. Per incidere l’album si è messo nei panni di bassista, e si è fatto aiutare dagli amici Jim Duffy per la parte ritmica, Ari Bolles per i synth e le seconde voci e da Kris Poulin per il mastering finale. Lui ama la musica onesta, divertente e arrabbiata. Il pezzo, tratto dal disco “As is”, si intitola “Emma June”.

Con una donna si inizia, con una si finisce. Rachel Ries, figlia di un missionario mennonita, nata in South Dakota e attualmente divisa tra New York e il Vermont. Il disco che abbiamo scelto è “Without a bird”, scritto in collaboraizone con importanti artisti di Chicago e di questa città -e di tutto l’Illinois- ne tratteggia le parti più evocative, narrando del viaggio di una donna attraverso le relazioni, la terra, i desideri e le paure.

Per comprendere meglio questa terra, prima della canzone “When you will be mine” vi abbiamo letto un passo tratto dal blog di una cara amica nonché bravissima blogger che ha viaggiato in quei luoghi per poterli descrivere e insegnare. Lei è La MC Musa e le parole riportate sono quelle di Dave Eggers:

La terra, devi ammetterlo, ti rende sentimentale. La terra ti rende orgoglioso. Ti senti un mollaccione per il fatto di amare quella terra, la Terra di Lincoln, come la ami. Eppure, la ami.

Qui il podcast per riascoltare la puntata e buon viaggio.

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