Di Claudia Losini

Mercoledì scorso 3 dicembre vi abbiamo raccontato l’esperienza di 51Beats. Qui in dettaglio trovate l’intervista che gli abbiamo fatto in occasione della puntata.

Come nasce 51 Beats e come mai la scelta di proporre musica creative commons?

Roberto: Nasce da una mia idea a seguito di 2 party organizzati nel 2007 presso un locale della provincia di Milano: Area51. I party si chiamarono 51beats e si esibirono amici tra cui Gollywop e Spectacular Synthesizer. Da qualche mese seguivo la scena netlabels innamorandomi di realtà quali One, Phonocake, Khavi, Tonatom… Ad inizio 2008 proposi proprio a Gollywop e Spectacular Synthesizer (dal 2010 Cani Giganti con l’aggiunta di Plasman) se fossero interessati a pubblicare in Creative Commons due lavori. A risposta positiva mi misi sotto e (da completo profano;)) creai il sito a costo zero usando piattaforme free e nel 1 Marzo 2008 pubblicammo i nostri primi due lavori, rilasciati in CC per il free download. 

Siete nati nel 2008, avete diciamo precorso i tempi: solo ora infatti sta emergendo chiaramente una direzione che si stacca dal “dominio SIAE” verso una dimensione più favorevole per gli artisti. Sto pensando al caso Soundreef e alla sua vittoria nei confronti della Siae. Pensate che ci sia bisogno di una maggiore conoscenza delle licenze creative commons anche da parte degli artisti stessi?

Roberto/Plasman: In merito c’è un po’ di confusione. Il principio della tutela dei diritti sulle opere in se non è sbagliato. Le problematiche di SIAE sono note a tutti, ma il problema non sta nel principio bensì nel metodo con cui questo viene fatto da talune Collecting. Soundreef non è un’alternativa a SIAE, ma una cosa diversa: una realtà che aiuta a proporre le opere in contesti commerciali (pubblicità , etc…). Questo va benissimo, ma quel che spesso l’artista non sa è che questo lo può fare in modo indipendente anche essendo iscritto a una qualsiasi Collecting Rights Society (non necessariamente SIAE), dato che queste ultime non hanno solitamente mandato di trattare diritti degli associati in contesti pubblicitari o similari. Soundreef è un servizio commerciale come ce ne sono tantissimi altri nel mondo. Le Collecting Right Society (quando funzionano bene) riscuotono i diritti nel momento in cui le opere vengono impiegate (anche ad insaputa dell’artista) in radio, tv, concerti, locali pubblici e garantiscono che questo generi un rientro ai proprietari dei diritti (etichette, artisti, remixers, etc…).
Sicuramente una maggiore conoscenza delle licenze CC non farebbe male, ma la nostra sensazione è che la maggior parte degli artisti le usi spesso come “ultima spiaggia” e non perché ne condividano la filosofia. Gli artisti che apprezziamo maggiormente sono quelli che condividono realmente la filosofia della libera circolazione della musica, e non quelli che lo fanno a seguito di insuccessi in sottomissione ad etichette riconosciute mondialmente.

Dal 2012 siete registrati come Publisher alla Collecting Rights Society. Puoi raccontare brevemente di cosa si tratta?

Roberto/Plasman: Siamo iscritti come Publisher presso la Collecting danese Koda. Questo poiché permette ai propri associati (editori e artisti) di rilasciare musica anche in Creative Commons, impegnandosi a seguire anche tali opere per quanto concerne la raccolta di royalties ove previsto. Nel momento in cui l’artista non appartenga a nessuna Collecting, come Publisher non siamo obbligati a notificare le opere, permettendoci quindi di supportare di continuo la filosofia della libera circolazione della musica. Questo ci ha permesso di sviluppare un approccio editoriale completo, che va incontro alle diverse esigenze dei diversi artisti. Per noi la priorita’ è l’artista, ed è in base alle sue aspettative possiamo oggi prevedere diversi percorsi di pubblicazione/gestione delle opere. Rimandiamo all’ “about” su 51beats.net per dettagli.

Avete ricevuto numerosi riconoscimenti all’estero: pensate che questo tipo di approccio diverso nella gestione delle royalties funzioni meglio fuori dall’Italia o sia semplicemente una questione di tempo per allinearci al resto d’Europa?

Roberto: Probabilmente di riferisci ai Qwartz Electronic and New Music Awards di Parigi. Beh, sicuramente loro hanno le idee chiare e da subito hanno considerato e valutato opere rilasciate in Creative Commons alla stessa stregua di opere “all rights reserved” tipicamente rilasciate da etichette consolidate (Mute, Minus, Shitkatapult, Room40, etc etc etc….). Questo ha permesso a realtà quali la nostra di confrontarsi con certi mostri sacri. Beh, certo, la qualità dei nostri lavori ha fatto il resto ;).

Parliamo di genere: voi trattate principalmente l’elettronica in tutte le sue sfumature. Abbiamo notato che molto spesso le netlabel trattano questo tipo di sonorità. Come mai secondo voi c’è una maggioranza di produzioni di elettronica?

Roberto: La scena netlabel nasce in contesti prettamente “elettronici”: internet, social networks, etc… e sicuramente artisti legati alla musica elettronica ne sono più naturalmente vicini rispetto ad artisti più legati a scene rock, metal etc… Non trascurabile è poi il costo di produzione di un album: oggi un album di musica elettronica può essere spesso finalizzato al 100% dall’artista stesso nella propria stanza. Diversa è la storia nel costruire un lavoro basato su voce-chitarra-basso-batteria, che richiede studi di registrazione e costi moltiplicati. Questo aspetto credo allontani certi artisti dalla tentazione di rilasciare gratuitamente opere mediante Creative Commons / netlabels.

Quali sono i criteri di selezione dei vostri artisti?

Roberto: Solo il nostro gusto personale.

Parliamo delle vostre pubblicazioni: offrite 3 diversi livelli in base al tipo di artista, che sia emergente o più o meno conosciuto. Ci raccontate come si struttura la vostra proposta?

Roberto: Da sottolineare di nuovo come per noi la priorità sia l’artista. Ad oggi la nostra strategia di pubblicazione prevede 3 percorsi: (i) free download in Creative Commons per artisti al di fuori dal circuito delle Collecting e che supportano la scena della libera circolazione delle opere; (ii) il releasing in digitale e distribuzione presso tutti i portali commerciali – sia mediante licenze CC che non – percorso studiato con artisti che tengono particolarmente all’aspetto di distribuzione su piattaforme “di moda”, vedi Spotify, Itunes, etc….; (iii) pubblicazione in vinile: qui cerchiamo di coinvolgere artisti “riconosciuti” (ad oggi Adriano Canzian e Joy Kitikonti) in progetti congiunti con i nostri artisti, con obiettivo principale la loro proiezione nel mondo consolidato del djing e non solo. Qui è molto duro (e dispendioso) emergere, ma ci crediamo e spingeremo forte ;). 

Guardiamo alle etichette italiane del territorio copyleft. Voi che dritte ci date? Che etichette ci consigliereste per un ascolto?

Roberto: Laverna, Megaphone, La Bèl, Sostanze Rec, Stato Elettrico.  

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