Di Valentina “Niniel” Garlant

Capita che una domenica sera esci con amici che non vedi da un po’ di tempo. Capita che conosci nuova e gente. Capita che tra questa nuova gente ci sia un giovane producer.
È così che ho conosciuto Nicolò, in arte Ncomfortable, e da una semplice battuta “lui è bravissimo, lo devi assolutamente intervistare”. Il giorno dopo sono andata ad ascoltare le sue tracce e ho deciso di intervistarlo per davvero.

Come e quando nasce Ncomfortable?
Ncomfortable in realtà è solo il nome con il quale da più o meno quattro anni a questa parte pubblico musica elettronica che fa ballare, o almeno quello è l’intento! Nasce dall’esigenza di voler condividere e cercare riconoscimento per quello che faccio, dopo tanti anni passati davanti a computer e tastiera senza mai essere soddisfatto del risultato, a un certo punto ho semplicemente pensato : magari questa roba piace a qualcuno e ho trovato il coraggio di farla uscire.

Non è la prima volta che sento di un artista che lascia uno strumento o un genere di musica suonata con strumenti “veri” (passatemi il termine…), nel tuo caso il punk/hardcore per l’elettronica. Mi sai dire il perché di questa tua scelta?
Avere una band è come avere una storia d’amore, quando finisce per un po’ di tempo non se ne vuole sapere niente di trovare un’altra persona… Quindi per me la musica elettronica, che in realtà ho sempre seguito e cercato di fare, è stato il modo per poter fare la musica che volevo senza dover dipendere da nessuno. Nonostante questo, per essere sincero devo ammettere che le emozioni che si provano a suonare con la tua band su un palco sono qualcosa che con un live set o un dj set di musica elettronica non ho mai provato.

Malgrado tu viva a Città del Messico il tuo sound è molto Europeo, questo perché ti senti comunque legato alle tue origini?
Guarda nonostante sia qua da più di 2 anni non riesco ancora a sentirmi a casa e anzi mi sento più europeo che mai! Le mie radici sono quelle e secondo me è naturale che le mie sonorità lo trasmettano, e per tirare fuori un cliché oggi con internet riesco a essere comunque totalmente aggiornato su quello che succede in Europa, in questo caso a livello musicale, nonostante sia dall’altra parte del mondo.

A proposito di Città del Messico, com’è la scena musicale elettronica oltreoceano? E in quale modo influenza le tue produzioni?
In Messico c’è molto talento e la musica è una cosa molto più vicina e dentro alla vita delle persone comuni che non si occupano di questo rispetto all’Italia. A livello di musica elettronica il paese, generalizzando molto, è un po’ indietro secondo me, ma se ci pensiamo bene è una cosa ovvia: la rivoluzione digitale è una cosa ancora relativamente nuova e prima del suo avvento comprare un sintetizzatore con la moneta e il salario messicano era una cosa per pochi.
Detto questo c’è molta passione e il miscuglio di culture che si trova in questo paese non può che fare bene a qualsiasi tipo di musica.

L’EP Motion Sickness pubblicato per la Type Konnection presenta due tracce, una realizzata con Disorder, l’altra con NSX, che sei sempre tu. Le tracce sono completamente diverse tra di loro, una è molto più ritmica da dancefloor, la seconda decisamente più oscura. Tra le due, quale rappresenta di più la tua musica?
Beh diciamo che l’intento dell’ EP era proprio quello di rappresentare le mie 2 facce: quella più tecnica e quella più legata alla musica come emozione; per farti capire se io dovessi scegliere 2 dischi da portarmi sulla famosa isola deserta sarebbero Drukqs di Aphex Twin e Sgt. Pepper dei Beatles

Ovviamente non posso non chiederti del tuo nuovo progetto NSX!
NSX è un po’ un modo per tornare alla musica suonata ed essere allo stesso più libero dagli schemi e strutture imposti dai generi, soprattutto dancefloor… Un pezzo di NSX lo finisco in un pomeriggio cercando di essere il più istintivo possibile e di non preoccuparmi degli aspetti tecnici, è un tentativo di fare jazz fare musica umana con strumenti digitali.

Ultima domanda: un artista da ascoltare assolutamente?
Avrai capito che sono bipolare musicalmente parlando, quindi ti indico 2 produttori e ti spiego perché: il primo è assolutamente Flying Lotus, che secondo me rappresenta l’esempio perfetto di artista moderno nel senso più alto del termine, e il secondo è Joe Ford, ragazzo prodigio di 20 anni che con un MacBook nella cameretta dei suoi genitori raggiunge un livello di produzione disarmante.

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