Di Valentina “Niniel” Garlant

Nell’ultima puntata di The Needle, abbiamo parlato di una giovane etichetta ligure, la Type Konnection.
Fondata pochi anni fa, e diventata etichetta a tutti gli effetti nel 2014, ha alle spalle una lunga serie di produzioni elettroniche/dub/bass, di serate, podcast radio e tanta passione per un genere che resta un po’ troppo nella nicchia.
Ho deciso quindi di contattarli, e fargli qualche domanda. Quindi ecco la mia chiaccherata con Matteo, uno dei fondatori della TK.

Chi sono i fondatori della Type Konnection?
I fondatori della Type siamo io e Daniele, di La Spezia, in poco tempo si sono uniti anche due ragazzi di Firenze, che ora però non fanno più parte del gruppo.
All’inizio eravamo solo crew, le nostre serate erano quasi tutte al centro sociale occupato di La Spezia, circa 6/7 anni fa suonavamo generi diversi da ora venendo da ambienti quali squat party o feste illegali. Nel tempo c’è stata un evoluzione netta che si è consolidata con gli attuali 4 membri e l’inizio del progetto netlabel, circa tre anni fa, e un anno fa della Type Konnection come etichetta elettronica indipendente.

Quindi c’è una distinzione tra “netlabel” e “etichetta”…
Si, la netlabel ha avuto come obbiettivo di promuovere idee interessanti, coinvolgere gli ascoltatori spingendo musica di vario genere, dai generi classici sino alle sonorità piu alternative. Inoltre per circa un anno abbiamo collaborato con un studio di Spezia, dove registravamo dei podcast e facevamo una sorta di programma registrato in presa diretta che poi caricavamo on line senza filtri o tagli (ndr. qui i loro podcast). Invitavamo ospiti, non solo dj, ma anche tecnici del suono e promuovevamo corsi di produzione musicale. La differenza sostanziale però, rispetto ad ora, è che non curavamo personalmente la parte audio, in pratica condividevamo le tracce così come ce le mandavano. Ora invece puntiamo a meno uscite e più curate e collaboriamo con un ragazzo, Nicolò, che ha uno studio di registrazione in Messico e ci aiuta con i mastering delle tracce. Abbiamo ridotto il raggio di interesse seguendo più che altro il filone bass music e sperimentazione elettronica, ovviamente supportando sempre diritti Creative Commons sia per le uscite in free sia per le future compilation o Lp.
Crediamo in questa filosofia al di fuori delle logiche di mercato classiche, crediamo sia possible tutelare un producer anche senza bisogno del magagno SIAE, una delle più grosse farse di sempre nel campo della musica a mio avviso.
Inoltre ora come etichetta indipendente proviamo ad autofinanziarci per poi portare avanti anche un progetto di stampa vinili a tiratura limitata, una sorta di classica white label dove tu vendi i tuoi ”prodotti” direttamente alle serate o lo lasci ai negozi di dischi personalmente. Una sorta di ritorno al passato tutto in autofinanziamento, ovviamente anche con i soldi delle serate che facciamo o con la vendita dei pezzi che gli ascoltatori sono liberi di scaricare anche gratuitamente o donarci qualcosa a sostegno del progetto!

Come vedete la scena elettronica Italiana?
Siamo tutti e quattro abbastanza della solita idea: ci sono dei talenti, è sicuro, ci sono delle belle realtà e della gente che sa fare. Ma per lo più ora come ora un ragazzo cerca situazioni musicali abbastanza ignoranti, gli eventi o sono epici (vedi il robot a bologna di questo sabato!) oppure, se sono con nomi magari non conosciuti, la gente non va. Non c’è curiosità, non molta. Inoltre c’è da dire che la colpa va anche attribuita al fatto che molti ”organizzatori” portano avanti un interesse monetario fregandonsene della qualità.
Ci sono comunque belle realtà, a Torino, Milano, Bologna, Roma, Pisa per quanto riguarda la musica elettronica underground, ma vedo che spesso si porta avanti il commerciale per evitare di rischiare e cosi la gente si abitua solo a quello, cosa che invece non succede all’estero. Sembra il classico discorso, però io giro spesso quando mi capita e ci sono situazioni completamente diverse: dalla cura del club all’interesse dell’organizzatore, alla professionalità dei dj alla partecipazione del pubblico.
Questo discorso vale un po’ per tutti i generi elettronici meno “conosciuti”. Noi per fortuna conosciamo anche belle realtà italiane e ci fa piacere supportare quando ci è possibile farlo nel nostro piccolo, essendo spezia una città che ha non moltissimi spazi.

Le serate che fate, che presa hanno sul pubblico? Come dici tu, spesso quando si chiama un artista meno noto, ma decisamente valido, si trova il locale mezzo vuoto (purtroppo)…
Si fatica, molto. La scena a Spezia è in fase di costruzione, negli ultimi anni è salita di livello e al centro sociale abbiamo chiamato sempre dj della scena italiana più o meno noti. Poi ognuno di noi porta avanti stili di bass music differenti e anche negli ospiti abbiamo sempre cercato di variare ad esempio da Promenade sino ad arrivare a Micromakine e Hallucinator…. Ognuno di noi a turno organizza serate e cerca di spingere i propri generi cercando una connessione nell’arco della serata.
Abbiamo invitato anche la Numa Crew, per esempio, ma dipende troppo ancora da cosa c’è in giro. La gente non si muove ancora con fotta massima.
Altrove siamo riusciti invece a toglierci più soddisfazioni, in Toscana soprattutto, dove si è riusciti a collaborare in passato per serate con ospiti come Maztek o State of mind, oppure spesso ci capita di essere invitati a supporto. In Toscana sicuramente c’è più interesse che in Liguria per la drum&bass, ma diciamo che nella città ci stiamo togliendo belle soddisfazioni ultimamente. Vediamo più interesse!

Riprendendo il discorso dei podcast che hai nominato prima: con questi fate un’attenta ricerca e promozione di artisti altrimenti inascoltati, un po’ come facciamo noi di The Needle, come vi è nata l’idea? E comunque da questa cosa è nata qualche collaborazione interessante con gli artisti che avete fatto ascoltare?
Si, tramite i podcast e la netlabel abbiamo avuto il piacere di conoscere prima musicalmente e poi di persona Nicolò, Ncomfortable, è stato disponibile sin da subito, è uno che crede in quello che fa e lo fa bene sia a livello professionale sia a livello artistico. Con la label ci sta dando una grossa mano, è pieno di voglia di fare, e non è da tutti.
L’esperienza podcast comunque è stata veramente bella ed è stato bello trovare persone che come noi volevano portare avanti questa cosa e che ci hanno dato a disposizione un vero e proprio studio di registrazione. Purtroppo questo progetto è terminato dopo un anno perché il ragazzo che aveva lo studio ha deciso di trasferirsi all’estero e ha venduto.

Un artista o un album da ascoltare assolutamente!
Massive Attack – Mezzanine. Ci sarebbe anche dj Shadow, ma Mazzanine dei m.a. è stato un esplosione per me all’epoca!

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