Di Claudia Losini

Mercoledì 1 ottobre, in occasione del grande ritorno in diretta di The Needle, vi abbiamo parlato de “La famosa etichetta Trovarobato”.  L’etichetta nasce nel 2004 come auto promozione del gruppo Mariposa, per poi evolversi in svariate attività tra cui l’ufficio stampa Sfera Cubica e la Netlabel.
Ho fatto qualche domanda a Gianluca Giusti.

La famosa etichetta Trovarobato. Un nome molto solenne! Mi racconti come dai Mariposa siete passati a Trovarobato?

E’ stato un passaggio naturale. All’inizio eravamo la tipica band-label, ma ben presto abbiamo pensato di mettere al servizio di altre band che ci conoscevano il nostro know-how. Poi abbiamo attraversato tante fase, da gestioni più collettive a gestioni in capo a un gruppo più piccolo di persone.
Al momento vorrei che più che un’etichetta diventassimo un medium!

Trovarobato è una realtà che comprende tantissimi aspetti diversi. intanto mi piacerebbe approfondire i 3 diversi aspetti dell’etichetta.

La Netlabel si occupa di quello che è il mondo del “gratuito” e del free download, come naturale evoluzione di un percorso che vuole la fruizione della musica in modo sempre più liquido.

Tra collezionisti accaniti di vinili, estimatori del supporto fisico delle produzioni, e gente che non vuole pagare per ascoltare la musica tanto “la scarico gratis”, dove si andrà a finire negli anni a venire secondo te?

Se sapessi dove andremo a finire non sarei qui, ma a pianificare un piano per la conquista del pianeta.
Scherzi a parte: credo che gli artisti più seguiti diventeranno brand (lo sono già da un po’) e quelli che naturalmente non possono permetterselo camperanno soprattutto di concerti ed eventi dal vivo.
Dischi, concerti, eventi e programmi radiofonici. Dal 2004 a oggi avete allargato gli orizzonti arrivando ad aprire anche un ufficio stampa. Un bel traguardo.

Io rimango molto affezionato al lato produttivo, alla scoperta degli artisti. L’ufficio stampa è di per se un bel servizio, utile, che può far crescere molto. Un aspetto che vorrei tornare a curare è quello dei programmi radiofonici: produrre per la radio è una delle cose più belle e stimolanti che ci siano mai capitate.

Nel 2009 avete ricevuto un premio al MEI. Cosa significa essere premiati come migliore etichetta indipendente italiana, per voi?

Sono passati molti anni. E’ una serata che ricordiamo con piacere. Ma oramai è un pezzo d’archivio. Dopo 5 anni guardiamo avanti e se guardiamo indietro ci rendiamo conto che il mondo che abbiamo intorno è profondamente diverso da quello di 5 anni fa.

Tra le altre etichette italiane chi ci consigliereste?

Snowdonia e Wallace hanno fatto cose egregie.
Il nostro modello rimane però la CRAMPS dei tempi d’oro per come mischiava avanguardia, rock e canzone.

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