Di Valentina “Niniel” Garlant

Tra i vari artisti della Megaphone Music che vi abbiamo presentato nella scorsa puntata di The Needle, troviamo dei ragazzi di Napoli, che hanno rotto la tradizione e lo schema della musica italiana per dare sfogo alla loro rabbia creando un progetto che va oltre all’elettronica mischiando post rock e noise.

Loro sono i Sixth Minor, band composta da Renato (chitarra/synth/voce), Andrea (batteria/voce) e Francesco (sound engineer), e hanno pubblicato il loro primo album Wireframe nel 2013, album scaricabile tramite donazione, oppure gratuitamente retwittando il link del loro sito (genialata!).
Il loro lavoro non si può descrivere a parole, è talmente ricco di influenze e sonorità che appena pensi ad un aggettivo te ne salta in mente un altro, e un altro, e un altro ancora!

Dopo questa premessa via con l’intervista!

Ciao ragazzi, io sono curiosa come un furetto e inizio sempre le mie interviste con una domanda precisa: da dove arriva il vostro nome?
Ciao Valentina!
Il nome Sixth Minor deriva dalla presenza “costante” di un intervallo di sesta minore nelle nostre vecchissime composizioni. Da lì l’idea di chiamarci “minor sixth”, ma visto che a noi piace stravolgere le cose, abbiamo deciso di chiamarci “SIXTH MINOR” anche perché ci suonava meglio.
Tra l’altro la pronuncia della parola “SIXTH” ci ricorda vagamente una specie di glitch, di noise.

Come si sono formati i Sixth Minor e quali sono le loro origini musicali?
I Sixth Minor si sono formati in maniera abbastanza fortuita. Andrew, il batterista, rispose ad un annuncio musicale lasciato da me (Renato), in cui cercavo elementi per formare una band noise/sperimentale. È stato un incontro fulminante, abbiamo un modo di concepire la musica molto simile, e tra di noi è nato un feeling musicale che ci ha portato a sperimentare molto con i suoni.
Entrambi proveniamo da origini musicali abbastanza turbolente, sai, quando sei adolescente vuoi distruggere tutto e mandare a fanculo qualsiasi cosa che si muove ed entrambi suonavamo e ascoltavamo Crossover, Nu Metal, Stoner, etc…
Queste le origini adolescenziali, ma in linea generale entrambi ascoltiamo un gran numero di generi musicali diversi… Tra elettronica (soprattutto quella più cattivella), ambient, industrial, post/math-rock, etc.. e credo che questo mix si senta nelle nostre composizioni.

Sicuramente vi avranno paragonato più volte ai 65 days of statics, questo paragone vi sta scomodo?
Assolutamente no, anzi per noi è un onore essere paragonati ad una band come i 65dos. Sicuramente è una delle band che più ci ha influenzato, soprattutto agli esordi. Ci sentiamo molto vicini al loro modo di fare musica e soprattutto al loro modo di fare casino.

Domanda facoltativa in quanto strana, lo so: come preparate i vostri concerti?
Siamo molto attenti alla cura e alla preparazione dei nostri live.
Oltre alla parte più tecnica che è curata in maniera maniacale dal nostro super sound engineer,
Francesco Giuliano (per noi un terzo elemento effettivo dei 6TH-), un altro aspetto importantissimo per noi è quello audio-visuale. Attribuiamo al nostro sound un forte potere “raffigurativo, cinematografico”. La nostra esibizione, infatti, è sempre accompagnata da composizioni visuali generative che interagiscono direttamente in sincrono con l’audio. Vogliamo che l’ascoltatore si perda in un vero e proprio trip.

Voi suonate da molti anni, vi siete formati nel 2007, correggetemi se sbaglio, come mai avete atteso così tano tempo prima di far uscire questa meraviglia di Wireframe?
In realtà sono stati anni di intensa ricerca. Dal 2007 ad oggi abbiamo passato ore ed ore in studio, a provare strumenti, destrutturare suoni e sgrovigliare idee che allora erano nel profondo del nostro ego. Abbiamo riempito in questi anni TeraByte di idee nei nostri hard disk e con Wireframe abbiamo voluto compiere un primo step, esternando una piccola parte di queste idee al mondo.

Napoli la trovo una città molto particolare, ma affascinante perché è molto legata alle tradizioni, anche dal punto di vista musicale, per gruppi come voi, completamente lontani dal neomelodico o da qualsiasi suono pop e molto più di nicchia, è stato difficile emergere e farvi strada?
Si è stata abbastanza dura. E’ continua ad esserlo.
Ci sentiamo completamente alienati dal panorama musicale che ci circonda, non parliamo esclusivamente di quello napoletano, ma del panorama Nazionale, ci sentiamo sicuramente più vicini a realtà al di fuori della penisola!
Crediamo che l’Italia soffra di una sorta di “provincialismo” sonoro, sono poche le band/artisti in Italia che cercano di innovare e/o che propongono un sound creativo. Almeno questo è il nostro umilissimo parere.
Parlando di Napoli, sicuramente è una città in cui trovi un background culturale unico, un contrasto fortissimo tra bellezze e problematiche che umanamente e artisticamente ti fanno crescere molto.

Tutti hanno delle preferenze, si sa, tra le varie collaborazioni che avete fatto, quale vi ha divertito di più fare?
Ci siamo divertiti molto con Alfama, traccia composta insieme a Sonambient in occasione dell’ultima compilation natalizia Megaphone del 2013.
Un’altra collaborazione che portiamo avanti è con un gruppo di visual-artist di Roma. Il loro progetto si chiama Kanaka Project. Con loro è nato il videoclip di Frozen finito in esclusiva su Repubblica XL tempo fa.

Qualche anticipazione sul nuovo album a cui state lavorando?
Iniziate a tremare perché sarà qualcosa di estremamente terrificante!
Siamo molto orgogliosi di quello che sta uscendo fuori e sicuramente con questo album stiamo esternando il nostro lato più oscuro. È un album che riflette di più la nostra dimensione live che è sempre stata più energica e violenta. Soprattutto pensiamo di aver raggiunto una certa maturità sonora e una consapevolezza reale del nostro sound.

Ultima richiesta: un album che bisogna assolutamente ascoltare.
Il nostro nuovo album, quando uscirà!

Che dire, grazie 6TH-e alla prossima con il nuovo album!

Sixth Minor contact:
facebook.com/sixthminor
sixthminor.com

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