12 inch plastic toysQuasi volessero farmi il regalo di compleanno con qualche giorno di ritardo, il 26 novembre è uscito il nuovo album dei 12 inch plastic toys.
Siamo nel 2013, ma l’album si chiama 1994. Appena si schiaccia play si viene proiettati in un’altra dimensione. I 12 inch plastic toys fondono perfettamente il future garage con l’ambient mascherando amabilmente i beat del post dubstep.
Loro sono Lorenzo e Andrea, ed assieme ad altri amici, tra cui il producer Luca Albino aka Capibara, hanno fondato la White Forest Recods (qui il podcast della puntata radio dedicata all’etichetta e ai suoi artisti) ed io gli ho fatto qualche domanda per conoscerli un po’ meglio.

Ciao ragazzi, come nascono i “12 inch plastic toys”?
L: Nel più classico dei modi. Io e Andrea siamo amici di vecchia data, entrambi musicisti, avevamo progetti personali abbastanza differenti e abbiamo deciso di iniziare a collaborare per qualcosa di nuovo.
A: Lui faceva synth pop, io indie rock. Abbiamo scelto una terza via.

Il vostro ultimo album, 1994, è molto oscuro rispetto ai remix che avete fatto, che a loro volta sono molto diversi uno dall’altro. C’è quindi da chiedersi: che cosa vi piace della musica, quindi che prendete come spunto, e cosa no?
L: In questi anni abbiamo prodotto di tutto, in effetti. 12 Inch Plastic Toys era nato come un progetto contenitore di musica random, poi è diventato electro per un periodo, poi drum’n’bass, poi drumstep, poi dubstep, ora siamo un ibrido tra future garage e ambient. Questo mutare continuo spesso ha disorientato il nostro pubblico, ma in realtà non abbiamo mai preso chiaramente spunto da qualcosa in particolare o ci siamo imposti dei canoni da seguire a tutti i costi. Facciamo un po’ quello che ci pare, non a caso il materiale nuovo a cui stiamo lavorando è musica completamente diversa rispetto a quella che trovate in 1994.
A: Non ci siamo mai imposti vincoli, non ci siamo mai costretti dentro recinti stilistici, abbiamo sempre cercato di seguire i nostri gusti, di volta in volta. I musicisti che non cambiano mai li ho sempre trovati noiosi alla lunga. Meglio provare e sbagliare piuttosto che ricorrere sempre alle stesse soluzioni.

 

Ma il titolo, 1994… Io dico spesso “La musica si è fermata nel ’94. Da all’ora è solo tutta una scopiazzatura”. Se non ho capito male anche voi siete rimasti legati a quell’anno, o sbaglio!?
L: Secondo me è il contrario, dal 1994 da oggi musicalmente sono venuti fuori generi e correnti molto più interessanti e valide che per esempio nei vari anni ’70 e ’80. Basti pensare alla tanto odiata-amata computer music, al trip-hop, alla techno, alla drum’n’bass, all’hip hop di un certo tipo. Per non parlare dei nuovi approcci legati alla produzione musicale, come l’uso massiccio di sequencer e campionatori.
Finalmente la macchina viene vista non come qualcosa di limitante ma come strumento per espandere le nostre possibilità espressive. Ecco credo che musicalmente parlando gli anni ’90 siano stati il decennio forse più innovativo e fertile di sempre.
A: Non so se i novanta siano stati il decennio migliore di sempre in termini musicali, ma è certo che l’approccio volto alla commistione fra generi tipico di quegli anni è ciò che ritengo un processo chiave. Sono stati gli anni d’oro di gente come Beck e Beastie Boys, gente che campionava e miscelava qualsiasi cosa, partire da cose vecchie per creare cose nuove.
Ad ogni modo, abbiamo scelto quel titolo perché il mondo non è più lo stesso dopo quel rigore di Baggio.

So che attualmente Andrea abita a Venezia, mentre Lorenzo a Roma, questa lontananza crea dei problemi nel creare i pezzi?
A: A Venezia ancora per qualche tempo: a giugno partirò per Tokyo e starò lì sei mesi! Ma potrei andare ovunque, non cambierebbe nulla perché la lontananza ha plasmato positivamente il nostro modus operandi. Di solito Lorenzo inizia a buttar giù materiale nuovo, me lo somministra e io suggerisco di aggiungere o rimuovere, dopodiché me lo rimanda e io intervengo con ulteriori arrangiamenti. C’è una serie di scambi finché entrambi non riteniamo terminato il pezzo.
Per spiegarlo a un’amica, una volta le dissi che è come la scultura: si parte da un blocco di marmo grezzo e a poco a poco tiriamo fuori la statua che c’è dentro. Il pezzo è già nel blocco, va solo estratto con pazienza, raffinandolo gradualmente.

Qual è la vostra prospettiva per il futuro?
L: Facciamo live, abbiamo iniziato a lavorare al nuovo disco e a breve uscirà un EP con un paio di estratti dall’album più due remix inediti fatti da Furtherset, che ha remixato The Slig Beep e da Bienoise, che invece ha remixato 45, la ghost track.

Insieme ad altri 3 ragazzi siete i fondatori della White Forest Records. Da cosa nasce questo progetto? Più un’esigenza, o una passione?
L: Dovendo scegliere tra le due direi sicuramente più passione che esigenza.
A: Stessa cosa per me: è la passione a essere il motore del progetto. Nondimeno abbiamo individuato anche un’esigenza di molti musicisti italiani: quella di raccogliersi sotto un’egida, di ritrovarsi in un crocevia in cui potersi incontrare. Sarà che ho mosso i primi passi suonando in varie band, ma per me la musica nasce soprattutto dall’incontro e dal confronto. È un linguaggio e come tale richiede interazione con l’altro. Starsene chiusi nella propria camera a sfornar tracce a ripetizione è come parlare allo specchio con sé stessi. Noi ci auspichiamo di essere un ponte fra tanti artisti in gamba: se penso alla collaborazione che è nata fra IOSHI e Sabir, mi sento davvero soddisfatto, perché è accaduto esattamente ciò che ci auguriamo.

Ultima richiesta: un album da ascoltare assolutamente.
A: My Life in the Bush of Ghosts. Per tornare al discorso della commistione fra generi, questo è un capolavoro in cui l’ambient incontra la world music. Riascoltandolo a distanza di trent’anni e più, mi pare sia invecchiato molto bene. Gli autori, poi, sono due dei miei musicisti preferiti di sempre: David Byrne e Brian Eno.
L: Un album da ascoltare almeno una volta nella vita è The Downward Spiral dei Nine Inch Nails. Non spiego neanche il perché visto che è un capolavoro che non ha bisogno di presentazioni.
Ah, è uscito nel 1994.

Per ascoltare e/o acquistare l’album: whiteforestrecords.bandcamp.com
Per seguirli: www.facebook.com/12inchpt

 

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