Di Valentina “Niniel” Garlant.

Il 24 febbraio è uscito il nuovo lavoro di Bologna Violenta, Uno Bianca: 27 brani, di pochi minuti ciascuno, che raccontano la storia della banda della Uno bianca, il gruppo criminale attivo tra il 1987 e il 1994 a Bologna e dintorni. Il disco è la colonna sonora di un ventennio che ha terrorizzato non solo un’intera regione, ma tutta la nazione e ogni traccia descrive uno dei colpi della banda criminale.
Con questo concept album Nicola Manzan, aka Bologna Violenta, diventa ancora più estroso e sperimentale: la voce lascia lo spazio alla musica, il ritmo è sempre più frenetico. Rispetto ai lavori precedenti  la struttura dei brani è molto più teatrale e orchestrale, infatti durante il live sembra di assistere ad un’opera.

Il tour parte dal Locomotiv di Bologna e si ferma al Blah Blah di Torino per la seconda tappa.
Io ovviamente non potevo mancare e questa volta ero in prima fila, dato che la scorsa estate al NoFest sono rimasta in fondo al locale non vedendo nulla!

Appena Bologna Violenta sale sul palco chiede che tutte le luci vengano spente e spiega che ci sono delle immagini ad accompagnarlo.
Il locale si illumina solo dal bagliore emesso del proiettore: scorrono una serie di foto e video di repertorio, tratte dalla stampa o dagli archivi, che narrano i crimini della banda della Uno bianca colpo dopo colpo, con tanto di breve descrizione sul prima, durante e dopo dei loro assalti.
Non importa se non si vede il palco e il musicista, questa volta non è lui il protagonista, ma la storia che vuole raccontare.
La musica è più violenta che mai, ma allo stesso tempo malinconica e commemorativa e rende perfettamente il sentimento di terrore che hanno provato le vittime nel momento che precede la morte, il dolore dei famigliari, l’impotenza del cittadino e dello stato di fronte a tanta efferatezza.
Tutto è reso ancora più agghiacciante e straniante dalle registrazioni audio dell’epoca, unica voce udibile di quando in quando. Al termine di ogni capitolo musicale si sente un rintocco di campana, ascoltando l’album non capivo che cosa significasse: sono le vittime degli assalti, un omaggio a chi si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quei rintocchi sono una croce e dei numeri che appaiono sullo schermo.

Completate le 27 tracce, Nicola rompe il silenzio con il suo familiare accento veneto (è trevigiano come me e son ben fiera di essere sua compaesana!), annuncia che il live non è finito e per rallegrare gli animi farà qualche pezzo più vecchio, per un’altra mezz’ora insieme.

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