Di Valentina “Niniel” Garlant.

MoRkObOt

Basso, basso e batteria.
Pedaliere. Piatti. Grancassa. Rrullante.
Questi sono i MoRkObOt. O meglio un’entità superiore che si avvale di tre messaggeri per diffondere un verbo misterioso in maniera subdola attraverso  la musica, un misto tra doom e jazz.
Un’ora di live, preceduto da 10 minuti di droni che fanno da apertura per scoprire una nuova realtà, quasi come se ci stessimo preparando per essere spediti nello spazio.
Non una parola, non una voce. Il locale è silenzioso, il palco vuoto. Tutti attendiamo il trio.
Completata la fase di preparazione, arrivano: Lin e Lan abbracciano i rispettivi bassi, Lon prende posizione alla batteria.
Ora siamo tutti pronti per ascoltare i messaggeri!
Veniamo subito inondati dalle prime note di “Obrom”, un alternanza di bassi che fanno subito rimbombare il costato e fanno capire che i ragazzi non scherzano e, dopo 3 anni dal loro ultimo lavoro, sono tornati con ancora più carisma.
I pezzi si susseguono con pause di pochi secondi, giusto il tempo per bere un goccio di birra, uno scambio di sguardi tra di loro.
Ci si domanda quando avranno intenzione di suonare “Cockputer”, l’ultimo lavoro pubblicato nello split Morkobot vs Vanessa Van Basten. Arriva. Delirante. Eclettico. Fantastico. Non posso descriverla in altre maniere. 6 minuti d’iseria pura.
Frastornati, si continua, non c’è tregua. Mancano poco più di venti minuti, che cosa ci proporranno? Tra i vari:MoR”, “ZoRGoNgoLLaC” e ci lasciano con le note rumorose di “Ultramorth”.
Sono già passati poco più di 60 minuti. Siamo tornati nei nostri corpi. I ragazzi hanno diffuso il verbo, noi lo abbiamo ascoltato, ci è piaciuto e ora siamo tutti discepoli.

http://morkobot.wordpress.com/

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