Di Valentina “Niniel” Garlant

Breathless

Ieri sera ho avuto l’onore di poter ascoltare del vero shoegaze britannico!
Presa dalla noia del venerdì sera, un paio d’ora prima di uscire decido di cercare qualche evento/concerto/serata interessante a Torino. Noto che al Blah Blah ci sarà il live dei Breathless, gruppo storico inglese  degli anni ’80, famoso per i suoni showgaze misto al dreampop.
Come ho fatto a non accorgermene prima? Come ha fatto a sfuggirmi la cosa?
Corro a vestirmi (rigorosamente di nero), raccatto la mia amica e ci dirigiamo verso il locale che è super affollato. Siamo arrivate troppo tardi, mi devo accontentare di stare in fondo alla sala e vedere solo le nuche delle persone. Mancavano dalla scena da più di dieci anni, e ora sono qui con la formazione originale, cosa potevo aspettarmi?
Appena il live inizia, però, mi dimentico della mia sfortunata posizione perché tanto passo tutto il tempo con la testa china muovendola a ritmo della musica, avvolta da melodie cupe e malinconiche di altri tempi di cui ho sempre e solo visto documentari e/o video cercati su youtube perché ai tempi ero troppo piccola.
Chiudendo  gli occhi non mi sembrava di essere a Torino, in mezzo alla tecnologia, agli schermi degli smartphone accesi, ma in qualche locale fumoso e buio della Londra anni ’80, le immagini ai miei occhi apparivano come se fossero state riprese da una Bauer dei tempi, proprio come se stessi guardando un docufilm sul gruppo ed io ne facevo parte, io ero tra il pubblico.
All’improvviso sono stata teletrasportata in un epoca in cui non ero ancora nata (o forse avevo pochi anni di vita).
La scaletta era composta soprattutto dai grandi classici come “I never know where you are” e “Don’t just disappear”, del nuovo album hanno fatto giusto una manciata di pezzi, ovviamente non poteva mancare  “Please be happy”, il singolo che ha segnato il loro ritorno con l’album Green to Blue, in cui le sonorità sono ancora cupe, il pezzo è ancora più lento del solito, quasi una ballata romantica, ma il suono è evoluto, pur mantenendo fede alle loro origini restano ben lontano dagli stereotipi del genere di cui fin troppi gruppi ricadono a distanza di anni.

Per un ora ho dimenticato di dove fossi, ho dimenticato la folla, ho dimenticato le nuche davanti a me.
Per un ora ho solo pensato “questo è il vero shoegaze!”.

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